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LABORATORIO TUNISINO DI CREAZIONE

Attualità
Mercoledì Luglio 18, 2018

Note dell'editore
25
Ago 2013
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Scritto da W19

“Noi dovremmo leggere solo libri che ci provocano e ci scuotono. Se i libri che leggiamo non ci danno un bel pugno in faccia per svegliarci, perché leggerli? Forse perché ci rendono felici? Dio mio, noi potremmo essere felici anche senza libri, oppure potremmo scrivere noi stessi dei libri che ci rendano felici. Ma ciò di cui abbiamo bisogno, sono quei libri che ci colpiscono come una sventura, come la morte di chi ci è più caro di noi stessi, che ci fanno sentire come se fossimo stati banditi in boschi reconditi, lontani da ogni presenza umana, come suicidi. Un libro dev’essere l’ascia che spezza la banchisa in fondo a noi stessi. Questo è ciò che penso.”

Lettera di Kafka al suo amico Oskar Pollak nel 1904, citata da Alberto Manguel in Una storia della lettura, Feltrinelli

 

Con la pubblicazione del primo libro in arabo, workshop19 inizia il secondo capitolo della sua giovane storia. Dopo alcuni mesi di ricerche, letture e scambi, abbiamo scelto di cominciare la nostra attività di editori arabofoni pubblicando una raccolta di dieci racconti brevi di Farouk Ferchichi, giovane ingegnere e blogger, la cui scrittura in arabo classico è arricchita dai dialoghi in tunisino dei suoi personaggi.

Questa raccolta, intitolata “Khorouj an el khatt” (Oltrepassare la linea), potrebbe segnare l’inizio di una nuova epoca della letteratura tunisina in lingua araba: l’epoca post-dittatura, che tuttavia non è ancora democrazia. In una società in ebollizione, che cerca il suo percorso, la letteratura scritta ha il suo ruolo da giocare.

Intanto il ruolo di specchio, rimandando alla società un’immagine di sé stessa che porta i lettori ad interrogarsi e a riflettere partendo dalla sorpresa, dal divertimento, dallo stupore, dallo “shock” suscitati dalla lettura.

Inoltre il ruolo di “tour operator”, accompagnando il lettore in un viaggio dalle tappe inattese, impreviste, durante le quali lui o lei scoprirà sé stesso o sé stessa a partire da un fatto, da una descrizione, da una peripezia, da un personaggio, insomma da un dettaglio della trama nato dall’immaginazione dell’autore.

Ancora, il ruolo di moltiplicatore di vite. Leggendo le avventure di personaggi immaginari, ci si può identificare in essi, mettersi al loro posto, insomma … ipotizzare di cambiare vita.

Infine, il ruolo di catalizzatore. Tutti gli scrittori sono inizialmente dei lettori. E’ innanzitutto leggendo che si sente la voglia di scrivere. Noi speriamo dunque che nuovi autori e nuove autrici appariranno tra i lettori e le lettrici che saranno stati “provocati e scossi” dalla lettura delle storie di Farouk Ferchichi. Noi siamo a loro disposizione.
FG/RBF, 16/8/2013

Tradotto da Marilena Ingui

Mots-clé:Farouk Ferchichi  Littérature arabe  Tunisie  

 
30
Ott 2012
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Fausto Giudice, Tunisi, 21 ottobre 2012 – Ci siamo, workshop19 esiste ! Ci è voluto un anno affinché questo progetto potesse diventare realtà, con la pubblicazione del nostro primo libro. La realizzazione di questo progetto ci è costata sangue, lacrime e sudore, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Parafrasando Napoleone, potremmo dire: "المستحيل موش كلمة تونسية " [al mosta7il mouch kilma tounssiya-Impossibile non è una parola tunisina].

Il 5 gennaio 2011, mentre vivevo ancora in Francia, compresi che Ben Ali non avrebbe ancora governato a lungo, quando sentii che all’indomani della morte di Mohamed Bouazizi, giorno di rientro a scuola e all’università, gli studenti avevano scioperato in tutto il Paese. Mi preparai dunque a ritornare dov’ero cresciuto, nel Paese in cui non avevo più potuto mettere piede durante i 23 anni di dittatura.

Tornato a Tunisi, giorno dopo giorno ho scoperto una società in piena effervescenza ma affetta da gravi malanni. Tra questi, il più grave mi sembrò l’ignoranza. Un’ignoranza coltivata e mantenuta dal governo durante i decenni.

Il libro è uno degli strumenti che permettono di combattere l’ignoranza. Il grande poeta spagnolo Federico García Lorca ha espresso questo concetto meglio di quanto io possa fare. Ecco ciò che egli dichiarò nel suo discorso d’inaugurazione della biblioteca pubblica della sua città natale, Fuente de Vaqueros (Granada) nel settembre 1931 :

Mezza pagnotta e un libro

Quando qualcuno va al teatro, ad un concerto o ad una festa qualsiasi, se èdi suo gradimento evoca immediatamente i suoi parenti assenti e se ne dispiace: “ Come sarebbe piaciuto a mia sorella, a mio padre!” penserà e assisterà allo spettacolo assorto in una leggera malinconia. E’ questa la malinconia che sento, non per i membri della mia famiglia, sarebbe meschino, ma per tutti gli esseri che, per mancanza di mezzi o per disgrazia, non godono del bene supremo della bellezza che è vita, bontà, serenità e passione.

E’ per questo che io non possiedo libri. Appena ne compro uno, lo regalo. Ne ho regalati un’infinità. Ed è per questo che è un onore per me essere qui, felice di inaugurare questa biblioteca del popolo, sicuramente la prima di tutta la provincia di Granada.

L’uomo non vive di solo pane. Io, se avessi fame e mi trovassi abbandonato per strada, non domanderei una pagnotta ma mezza pagnotta e un libro. Ed è da questo luogo in cui ci troviamo, che attacco violentemente coloro che parlano solamente di rivendicazioni economiche senza mai invocare quelle culturali: sono proprio quest’ultime che i popoli reclamano a gran voce. Che tutti gli uomini mangino è una cosa buona, ma bisogna far sì che tutti gli uomini possano accedere al sapere, che possano approfittare dei frutti dello spirito umano poiché il contrario finirebbe per trasformarli in macchine al servizio dello Stato, schiavi di una terribile organizzazione sociale.

Ho molta più pena per un uomo che vuole accedere al sapere e non può che per un uomo che ha fame. Poiché un uomo affamato può calmare facilmente la sua fame con un pezzo di pane o della frutta. Ma un uomo che ha sete di apprendere e non ha i mezzi necessari, soffre una terribile agonia perché è di libri che egli avrebbe bisogno, di libri, di libri, di molti libri, e dove sono questi libri?

Libri! Libri! Ecco una parola magica che equivale ad esclamare : « Amore, amore », e che il popolo tutto dovrebbe domandare come chiede il pane o desidera la pioggia per la terra.

Quando il celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij– padre della rivoluzione russa ben prima di Lenin – era prigioniero in Siberia, tagliato fuori dal mondo, dentro quattro mura, circondato da pianure desolate, innevate, domandava aiuto alla sua famiglia lontana per lettera, dicendo: « Inviatemi dei libri, inviatemi dei libri, molti libri affinché la mia anima non muoia ! ». Egli aveva freddo ma non chiedeva il fuoco, aveva una sete terribile ma non domandava acqua, domandava dei libri, vale a dire degli orizzonti, dei passi per raggiungere la cima dello spirito e del cuore. Poiché l’agonia fisica, biologica, naturale di un corpo causata dalla fame, dalla sete o dal freddo, dura poco, molto poco, ma l’agonia dell’anima insoddisfatta dura tutta la vita.

Il grande Menéndez Pidal, uno degli uomini più saggi d’Europa, diceva che la valuta della Repubblica dev’essere la “cultura”. La cultura, poiché solo attraverso essa è possibile risolvere i problemi dei quali oggi discute il popolo, pieno di fede ma privato della luce.

 


 

 

 

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